04/02/2015

Benevento città aperta

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Una città lontana da se stessa, pigra e rinunciataria, difficile da amministrare e piena di polemiche spesso improduttive, dettate esclusivamente dalla ricerca di vantaggi personali e da un inquietudine individuale, senza alcuna attenzione al rispetto civico comune.

Un’immagine forse troppo severa e impietosa, che non da conto delle tante cose buone presenti e della sostanza dell’insieme che, tuttavia, la porta ad essere tra le città del sud, sicuramente della Campania, tra le meglio vivibili.

Ma tant’è. A volte è meglio partire dal peggio per rivalutare la propria parte migliore, specie quando si è nelle condizioni di meritare di più, come è per Benevento che ne ha certamente attitudine.

Una descrizione esemplare di questa cornice possiamo, probabilmente, vederla ogni giorno attraversando il Ponte Vanvitelli per raggiungere la stazione ferroviaria. Un quadro denso di contraddizioni, dove il caos del traffico si contrappone alla calma dei suoi marciapiedi larghi, appena rinnovati e messi in ordine dove, però, bisogna stare attenti a non pestare residui organici indesiderati, che riportano all’inciviltà dei padroni dei cani che vi transitano.

Bellissime fontane ma poco apprezzate dai cittadini che, anziché ammirarle ne valutano solo l’aspetto invasivo, di strutture che ostacolano le auto, come se queste e non la città con le sue opere debbano dominare gli spazi comuni. Volendo esagerare pensiamo a come sarebbe bello transitare nuovamente sul Corso Garibaldi, magari realizzando al posto dell’obelisco, di fronte alla chiesa di Santa Maria del Carmine, un bel piazzale per parcheggiare qualche automezzo!

Ogni giorno ci si indigna sui Social Network per le tante mancanze. Allo stesso modo è opinione comune ormai che questa città stia morendo, rispetto alla sua vitalità e vivibilità ed i sintomi sono tanti: vie centrali deserte già alle prime ore della sera, chiusura dei negozi dovuta certamente al pervicace declino economico, ma anche ad un disinteresse verso la città che si chiude in se stessa, perdendo la sua intraprendenza.

Una percezione di sicurezza sempre più bassa, una fruizione dei beni storici ed architettonici centellinati e privi di flussi di visitatori adeguati al valore delle opere, a causa di una assoluta mancanza di piani di comunicazione all’esterno, che possano far conoscere questi splendidi monumenti e beni archeologici ai turisti di tutto il mondo.

Oggi fatichiamo a pensare ad un risveglio, sempre più lontano nei pensieri di tutti; un risveglio morale, etico, sociale, economico per creare una spinta, uno shock, va di moda dire, che dia la scossa sufficiente a portare entusiasmo, fiducia nel prossimo ed in noi stessi.

LUIGI RUBINO

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