06/05/2015

Benevento: una città in preda a mille dilemmi

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Gli argomenti non mancano ed un’inquietudine generale riporta i cittadini e l’opinione pubblica a chiedere un impegno forte a tutte le componenti politiche ed istituzionali di questa città, per riportarla a risorgere, trovando risorse e volontà di risoluzione alle tante questioni aperte.

Non mancano, infatti, polemiche e confronti dialettici e mai come ora ci si ritrova spesso a dialogare in toni aspri, attorno a tante questioni. Si potrebbero citare associazioni di categoria, di consumatori, organi di stampa, giornalisti e blogger, impegnati a porre agli occhi di tutti, utilizzando i social network ed i vari portali giornalistici, quanto sia trascurata una città che non merita di essere trattata in modo così disattento.

Scarsa attenzione per l’ambiente, con tanto di rilevazioni e dati sulle componenti chimiche dell’aria che la condannano a situazioni di degrado ambientale davvero imbarazzanti, zone franche in cui imperversano sporcizia e degrado, come testimoniato dalla vicenda Malies, un parco archeologico ideale da fruire nella stagione primaverile, come parco Cellarulo, ma ancora ad oggi non praticabile e tanto altro.

Torna alla mente il Terminal, con le sue buche simili a pozzi artesiani, in cui pneumatici e ammortizzatori si perdono al loro interno rimanendo inghiottiti dalle profondità, simili ad antiche gravine carsiche. Ma potremmo continuare con tanti esempi.

Non mancano le luci in questo splendido territorio, a prescindere da coloro che indegnamente, a volte, si confermano incapaci a guidarla accompagnati da una parte importante di abitanti, rimasti ancora legati agli usi e costumi dei periodi presannitici, dediti a lasciarsi andare ad antichi e rudi comportamenti, primitivi ed arcaici.

Questa città si diceva vale a prescindere, perché forte e capace di mantenere saldo il suo passato, nonostante tutto e nonostante tutti. Nonostante anche le vicende storiche e sociali che l’hanno martoriata, le bombe americane, la speculazione edilizia.

Ma essa rimane grande perché tanta ricchezza, umana e materiale la pervade. E questo accade ancora oggi. Ed è visibile insieme a tutto il resto, nei suoi musei colmi di valori inestimabili, nelle biblioteche, nei teatri, quantomeno quelli che si spera rimarranno, nelle vie e negli scavi, nei monumenti incredibili che lasciano stupefatti chiunque venga a visitarli.

Una storia strana quella di Benevento, non comune, sempre alternativa alle epoche trascorse. Isidea in periodo pagano, eretica e irrituale negli anni proto cristiani e, allo stesso momento, emblema potente della cristianità con la presenza, a pochi chilometri, di una delle sedi vescovili tra le più potenti di quel tempo.

Ed ancora solido ducato longobardo quando gli altri regni decadevano, feudo potente ed altissima sede di giustizia nelle questioni più rilevanti nell’alto medioevo. Insomma una grandezza politica, religiosa e culturale costantemente riconosciuta nei secoli.

Ad oggi non si possono dare responsabilità univoche a questo o a quello e tantomeno ai politici, sarebbe troppo facile. Anche perché essi, alla fine, non rappresentano altro che noi stessi e le nostre intenzioni, la nostra anima; e la interpretano ricercando un consenso che in sé, se vogliamo, è il significato stesso della democrazia, purché non scada nel populismo, certo.

Ma ciò che potrebbe essere risolutivo ed importante in questo segmento di epoca che stiamo vivendo e nella quale siamo testimoni di noi stessi, è una ed una sola: la consapevolezza.

Nasce dalla riflessione e dalla capacità di porre tutti, nessuno escluso, nella possibilità di ragionare del bene comune e del rispetto reciproco, evitando di inseguire quotidianamente e costantemente il nostro piccolo vantaggio senza guardare ai grandi temi della nostra città e della nostra società.

Questa è l’unica strada e da qui bisogna cominciare per ridare speranza a Benevento. L’auspicio non può che partire da ora, da questa nuova campagna elettorale che deve fissare un termine deciso ed un nuovo inizio di percorso, per una comunità che lo merita pienamente, insieme al suo territorio, esteso, ricco e pieno di grandissime risorse.

LUIGI RUBINO

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