06/05/2015

Hortus discordiae?

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Diceva un famoso scrittore: “Parlate pure male di me, l’importante è che parliate di me”. In questa società dell’effimero, che elimina velocemente ogni memoria a lungo termine, occorre apparire ed essere citati, per salvarsi dall’oblio.

Uno dei telegiornali Rai avanzò qualche critica sulla manutenzione dell’Hortus conclusus di Mimmo Paladino. Immediate le repliche, le proteste, il sospetto di una manovra politica. In tempi di lacerazioni e cambiamenti spunta l’uomo in nero.

Non si dimentichi che una leggenda metropolitana parlava di centinaia di immigrati in arrivo nell’ex Scuola Allievi Carabinieri.

Più di 5 milioni di telespettatori, del canale Rai 1, dopo aver visto qualche intonaco sgretolato, scritte sui muri, rubinetti gocciolanti, fontane mute, un povero cane intento ai bisogni, hanno scoperto o riscoperto l’Hortus conclusus e Benevento.

Ma quanto sarebbe costato alle disperate casse del Comune uno spot pubblicitario?

E’ scattato il passaparola, parecchi hanno consultato Internet, i visitatori sono aumentati. Occorre dire che il servizio televisivo poteva essere riequilibrato con qualche intervista e che le critiche, in telegiornali successivi, hanno messo a fuoco problemi di altre città.

Lo stesso Paladino si era più volte lamentato e minacciato di trasferire l’opera d’arte in altri luoghi. Ma non ci troviamo di fronte ad un degrado non rimediabile. Scandalizzarsi per un muro scrostato in quest’Italia dei beni artistici e culturali che frana?

A pochi chilometri da Benevento, a Santa Maria Capua Vetere, uno dei più grandi anfiteatri romani, il secondo del mondo dopo il Colosseo, che ha nel sottosuolo un mitreo, si è trasformato in boscaglia.

Lo Stato ha inviato un contributo di soli 58mila euro, senza tener conto che la “boscaglia” richiama 30mila visitatori all’anno. A Benevento, contro il Tg, le reazioni sono state forti. Sindaco e assessore alla cultura hanno organizzato una conferenza stampa nell’orto, la commissione cultura ha gia’ preparato regolamento di gestione e delibera da sottoporre al consiglio.

La Confcommercio ha protestato con il direttore del Tg 1, ricordandogli che Benevento è una delle città più antiche d’Italia e non merita denigrazioni e non si può fare cultura ed arte se il Governo taglia i fondi.

Anche questa è una storia che viene dal passato, ma perchè non si è fatto nulla?

Il Comune spiega che vi sono stati “ostacoli di natura politica” e questioni giuridiche legate alla donazione.

Ventitrè anni fa Mimmo Paladino cercava una piazza per erigere il suo cavallo con la maschera d’oro. Si pensò a piazza Castello e a piazza Vari. Poi l’ex sindaco Pietrantonio, come un munifico principe rinascimentale, diede via libera alle fantasie dell’artista nel giardino del convento di San Domenico. Ma anche in quel tempo, era il mese di giugno del 1992, non mancarono le sorprese.

Rimanemmo fuori dai cancelli il giorno dell’apertura al pubblico, perché non erano stati nominati i custodi. Ricordo la delusione della folla in quella calda serata estiva. Per consolare una bionda normanna, venuta da lontano, le recitai il Poema paradisiaco di D’Annunzio: “Giardini chiusi, appena intraveduti, / o contemplati a lungo pe’ cancelli / che mai nessuna mano aprì come in un sogno….”.

Nessuno ha ricordato che quello di San Domenico non è stato il primo giardino d’arte creato da Paladino a Benevento. Nel dicembre del 1970 l’artista, unitamente a un gruppo di allievi del Liceo Artistico (c’era anche Enzo Esposito, il sindaco era Lucio Facchiano) rivoluzionarono le sonnolente festività dei Beneventani.

A Piazza Castello Paladino realizzò il suo primo giardino. Era il luogo delle favole serene e dei sogni, alberi pieni di rosse mele, tamburi e lecca lecca giganti, bambini con il cerchio, in un miscuglio colori caldi che ricordavano i disegni di Rubino sul Corriere dei piccoli. Fu distrutto perché di legno e cartapesta, oggi avrebbe un valore non solo artistico. Resta nella memoria e in qualche foto, bello come sono i sogni e le cose perdute.

Per l’hortus conclusus (giardino chiuso) si troverà una soluzione, non diventerà un Hortus discordiae (giardino delle polemiche). Ma occorre anche saper conservare bene quello che si realizza. Lungo il percorso fluviale hanno distrutto anche i gabinetti. Troppi vandalismi e mancanza di senso civico.

GABRIELE DE LUCA

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