16/07/2015

San Mercurio, icona del Medioevo beneventano

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Patrimonio dell’umanità anche le reliquie di San Mercurio di Cappadocia, il soldato romano martire cristiano decapitato nel III secolo e venerato a Benevento per secoli nella Chiesa di Santa Sofia? Le cercavano turisti arrivati da Mirabella Eclano, fiduciosi di trovare tutti interi gli antichi tesori della chiesa longobarda. Affreschi e sculture si, ma le reliquie di San Mercurio nella chiesa non le hanno trovate, sparite insieme al suo culto. Il gruppo c'è rimasto male. Più che di colpe beneventane parlerei tuttavia di una sparizione apparente: San Mercurio continua difatti a campeggiare sulla piazza dalla lunetta marmorea del portale della chiesa che ho datato alla metà del secolo XII attribuendola al Maestro dei Draghi, uno dei tre scultori del contiguo Chiostro dell’abbazia sofiana. Perplessi, gli eclanesi hanno così ricordato una tradizione poco nota.

Nel 1140 un contadino di Passo di Mirabella Eclano vide di notte tre misteriose luci aggirarsi per la campagna e congiungersi più volte in un punto preciso. Lì trovò una pietra con un nome poco leggibile. Gli abitanti del paese approfondendo lo scavo trovarono la tomba di San Prisco, monaco greco al seguito di Costante II, l’Imperatore d’Oriente che nel 663 tentò di occupare il Ducato longobardo di Benevento. L’Imperatore fu sconfitto, e il monaco Prisco con le reliquie di San Mercurio a lui affidate si ritirò a Mirabella Eclano dove morì. Le reliquie, recuperate e portate in Santa Sofia per ordine del principe Arechi II, diedero origine al culto di San Mercurio a Benevento.

Ma non è solo per i rimandi religiosi che il San Mercurio della lunetta di Santa Sofia merita attenzione. La sua figura emerge con caratteristiche originali nello scenario visivo della Benevento del Millecento, non più longobarda ma diventata pontificia da meno di un secolo, al centro del regno normanno del Sud Italia. Come la Vergine a sinistra del Cristo in trono, San Mercurio sta in piedi a destra. Ai suoi piedi s'inginocchia l'abate Giovanni IV. Il Santo soldato ha l’aureola e veste da cavaliere normanno, con mantello, cotta protettiva di cuoio lunga fino alle ginocchia, gambiere a maglia di ferro, scudo ‘a mandorla’ poggiato a terra con la punta sullo scudo scolpito di ¾ appare una grande croce rivolta a sinistra, finora mai notata da nessuno. L’anonimo scultore conferma con questa immagine di avere osservato i cavalieri francesi che con tanti pellegrini al seguito transitarono allora per la nostra città con la Seconda Crociata, un’avventura finita nella disfatta del 1148 a Edessa contro i musulmani.

Per la qualità artistica e la densità simbolica, non esiterei pertanto a candidare la figura di San Mercurio della lunetta di Santa Sofia ad un ruolo primario tra le icone del Medioevo beneventano utilizzate per le iniziative culturali di maggior prestigio.

ELIO GALASSO

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