16/07/2015

Benevento: ecco i segni della crisi e del degrado

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Bianco, grigio, nero e paonazzo... non sono le nuances dettate da Pantone nel mondo della moda per il prossimo futuro, ma, più tristemente, sono i colori dipinti sui volti dei commercianti beneventani che vivono in affanno ormai da troppo tempo.

Tante le saracinesche che si sono abbassate - soprattutto lungo corso Garibaldi e presso il centro commerciale “I Sanniti” - tanti purtroppo coloro che chiuderanno entro la fine di quest'anno.

E non ci riferiamo solo ai negozianti di abbigliamento e calzaturiero, i quali speravano in un po' di ossigeno con l'avvio dei saldi estivi e invece, stando ai primi dati, sono rimasti con un pugno di mosche in mano, ma un po' a tutte le categorie merceologiche.

Eclatante, ad esempio, come a via Francesco Paga (rione Ferrovia) nel giro di poco tempo abbiano chiuso - udite, udite - un grande negozio di chincaglieria cinese, una salumeria e persino un'agenzia immobiliare... essì, perchè a Benevento e zone limitrofe non si vende e non si fitta più come un tempo.

La città, ahimè, è invasa in tutti i quartieri (da quelli definiti “della borghesia buona di Benevento” a quelli “economici e popolari”) da cartelli di VENDESI e FITTASI di appartamenti, garage, monocamere ammobiliate e locali vari; il mercato, però, è in forte contrazione e se negli anni '80/90 la gente faceva a gara ad avere la doppia casa, ora - causa tributi elevatissimi - ha un'impellente voglia di disfarsi di una “zavorra” non più sostenibile e così i cartelli in questione proliferano come i funghi nel sottobosco.

Di contro, poi, ci sono tante famiglie bisognose di un tetto, ma che non hanno i soldi per affrontare una spesa simile, perchè vivono la piaga della disoccupazione o della cassintegrazione: sono i poveri del terzo millennio, figli di una crisi feroce, a cui le istituzioni (a tutti i livelli) evidentemente non offrono risposte serie, dato che la povertà continua a crescere.

A fronte di queste storture, inoltre, ci sono da aggiungere quei “buontemponi” di posteggiatori abusivi che ti chiedono (e questa è la novità) “Dottò quanto tempo dovete restare?” oramai hanno la tariffa a ore - come se non bastassero le strisce blu - e le frotte di clandestini che ogni santo giorno, ad ogni semaforo, così come ad ogni ospedale, farmacia, tabaccheria o supermercato vogliono l'obolo e se gli si dà meno di un euro iniziano ad imprecare, praticamente se in una giornata una persona volesse accontentare tutti equivarrebbe ad un salasso, tanto varrebbe non uscire proprio di casa...

E che dire di quei rom (uomini e donne) che la mattina molto presto arrivano in macchina (provenienti chissà da dove), parcheggiano l'auto nei pressi del pronto soccorso del Fatebenefratelli, quindi si distribuiscono lungo viale Principe di Napoli per fare accattonaggio, il più âgé in genere si posiziona davanti il nosocomio, la sera poi, dopo una giornata di “duro lavoro”, intorno alle venti si rimettono in auto e vanno via.

Stesso discorso per quel che concerne il “salotto buono di Benevento”: corso Garibaldi.

Se ti fermi cinque minuti a scambiare quattro chiacchiere con qualcuno o a mangiarti un gelato seduto davanti a un bar ecco che vieni subito preso di mira da una processione di extracomunitari: quella con l'immancabile bimbo in braccio, il giovanottone sempre munito di smartphone, l'anziano, ecc. ecc., e tutti a chiedere insistentemente soldi.

Ma fateci caso, i primi a non aprire il portafoglio sono proprio coloro che si riempiono tanto la bocca di due parole - invero molto belle - accoglienza e solidarietà.

Già, perchè se oggi non ti mostri tollerante, molto tollerante, ovvero un “finto buono”, allora sei tacciato di razzismo, sei l'orco cattivo.

La verità è che, bando all’ipocrisia e alla demagogia, che certo non aiutano l'economia, c'è bisogno di soluzioni concrete e immediate per risollevare una città allo stremo, oltre che per salvaguardarne il decoro e l’immagine se davvero si vogliono attrarre turisti e distinguersi.

I beneventani - e non è solo un modo di dire - hanno letteralmente “il sangue agli occhi”... ne tengano conto coloro che aspirano a conquistare uno scranno a Palazzo Mosti tra meno di un anno.

Le chiacchiere non bastano più!

ANNAMARIA GANGALE

annamariagangale@hotmail.it

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