05/11/2015

Viaggio tra le storture della città

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I proverbi, si sa, sono la saggezza dei popoli e tutti, indistintamente, indicano qualcosa di vero, di inconfutabile, in particolare uno dei più noti e accettato da tutti, afferma che avere il potere, il dare ordini ed imporre sempre la propria volontà dà una soddisfazione immensa, ineguagliabile. Per questo ho immaginato di poter avere io questo potere assoluto e vorrei utilizzare la mia forza per correggere alcune cose nella nostra città che non riesco a digerire. Inizierei, quindi, da quella orrenda, assurda costruzione che si sta realizzando proprio di fronte alla Cattedrale, l'ho guardata, riguardata anche di lato e dalla parte posteriore e non ho visto altro che un alternarsi di piani e di spazi vuoti, staccati l'uno dall'altro e incombenti minacciosamente su chi si avvicina. Tra l'altro alcuni piani sono collegati da una scalinata in ferro, a cielo aperto, per cui, per spostarsi, sarà necessario fornirsi di ombrello in caso di pioggia, il tutto senza un filo logico che possa far capire a cosa sarà adibita quella costruzione una volta ultimata. E così, con i miei poteri eccezionali, ordinerei che tutti responsabili di quella bruttura, dal progettista a chi l'ha approvata e autorizzata, fossero condannati a smontarla pietra per pietra, mattone per mattone fino a raderla al suolo, sottoponendoli ad orari di lavoro pesantissimi e sorvegliati da appositi guardiani forniti di lunghe fruste per gli eventuali scansafatiche.

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Successivamente mi recherei in piazza Orsini dove fa bella mostra di sé un altro capolavoro: una fascia in legno apposta sul muro del palazzo arci vescovile dalla quale si viene a sapere dell'esistenza dell'Apostolo MEO, quindi del tredicesimo Apostolo. Ciò risulta inequivocabilmente da quella Iscrizione sulla quale è stato storpiato il nome del nostro Patrono San Bartolomeo; evidentemente l'artigiano che, a suo tempo, realizzò quella iscrizione si rese conto troppo tardi che l'intero nome non rientrava nello spazio a disposizione e, anziché rifare il tutto con caratteri più piccoli, continuò imperterrito nel suo capolavoro. E così, oggi, noi ci troviamo di fronte all'Apostolo Bartolo e all'Apostolo Meo. Anche in questo caso, con i miei poteri eccezionali, ordinerei di convocare tutti i responsabili dall'esecutore materiale, a chi ha dato l'autorizzazione fino a tutti i Vescovi che si sono succeduti da allora e ordinerei loro di scegliere un giorno dell'anno in cui festeggiare la ricorrenza dell'Apostolo Meo con tanto di programma di manifestazioni civili e religiose culmimanti in una solenne processione per le vie della città perchè tutti possano venerare San Meo, il tredicesimo Apostolo.

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Un'ultima tappa la farei in via del Pomerio dove sono ubicati gli uffici comunali, e lì ammirerei il bellissimo impianto di scale mobili che, però, sono immobili da moltissimo tempo. Accertatomi che il guasto della struttura è talmente grave che nessun elettricista, nessun tecnico, nessun ingegnere, potrà mai porvi rimedio, ordinerei immediatamente di indire un concorso internazionale fra tutti i migliori centri di ricerca esistenti nelle più grandi Università del mondo con il tema “la scala mobile del Comune di Benevento”. Nel frattempo, però, darei anche ordine che almeno un giorno alla settimana, possibilmente di domenica, tutti i componenti dell'Ufficio tecnico comunale, i costruttori dell'impianto, nonché il sig. Sindaco, la Giunta comunale, gli Assessori e tutti i Consiglieri comunali siano costretti anche con la forza, a salire in fila indiana i gradini, quelli in marmo, e disporrei ai lati, sui gradini della scala “immobile”, alcuni cittadini beneventani affinchè riservassero ai soggetti in fila, lo stesso trattamento che, a quanto pare, fu riservato ai soldati romani, alle Forche Caudine, dai soldati sanniti che “in segno di disprezzo e derisione portavano alla bocca una mano aperta ed emettevano suoni prolungati e rumorosi”. Insomma i pernacchi si sprecarono.

Mi fermo qui, non perché non vi siano altre “perle” da ricordare ma per ragioni di spazio; vorrei solo che qualche lettore che fosse eventualmente a conoscenza di altri “capolavori” del genere, scrivesse al giornale. Potremmo, così, compilare un dossier da dare in omaggio, con pubblica cerimonia, a chi di dovere, sperando che vi diano almeno un'occhiata prima di chiuderlo in qualche cassetto.

GUIDO MARTINELLI

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