03/12/2015

Mandàla longobardi a Benevento

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Sono del tutto impensati gli influssi del lontano Oriente sulla cultura dei Longobardi durante la loro plurisecolare permanenza nell’est europeo. Certo è che non erano affatto privi di valori e di pensiero all’arrivo in Italia nel secolo VI. Per discuterne, invitai nel Museo del Sannio Paolo Tessari, docente di Pittura nell’Accademia di Belle Arti di Venezia, impegnato in ricerche sui rapporti fra l’arte occidentale e le filosofie antiche dell’India, in particolare sul tantrismo. Gli risultò nuova la mia ipotesi che i Longobardi avessero portato a Benevento motivi d’arte asiatica, derivatami anche dallo studio dei frammenti di un bassorilievo longobardo (foto) con geometrie e fiori dentro un cerchio. Alla fine Tessari osservò che la trama labirintica racchiusa in quel cerchio cattura la mente annullando la realtà circostante, così come il complesso panneggio della Venere callipigia del Louvre cattura l’osservatore distogliendolo dal gesto erotico della dea. Distanti centinaia di anni tra loro, le due opere d’arte danno segnali di una analoga religiosità sottilmente purificatrice, al di là del tema. Il bassorilievo longobardo del Museo diventa così un mandàla.

I mandàla sono stati ideati dalle culture asiatiche per la meditazione. Disponendo la mente tra microcosmo (l’interiorità psichica dell’uomo) e macrocosmo (la geometria fondamentale dell’universo), il meditante usa sabbie e polveri per formare composizioni simmetriche di meandri, angoli, segmenti, motivi vegetali, animali stilizzati. Chi vi concentra l’attenzione finisce per smarrire se stesso. I mandàla richiedono ore di lavoro ma, appena completati, vengono decomposti, la loro materia rimescolata viene gettata via.

Tessari mi inviò la ricostruzione fotografica del mandàla beneventano qui pubblicata, sottolineando l’errore di chi aveva visto in esso “foglie di acànto aculeate di vago sapore arabo”. Si tratta, invece, di fiori di loto con al centro la trìsula, il motivo a tre punte dei rituali tantrici. Com’è noto, il fiore di loto a cinque punte rappresenta gli yungtrung, i cinque riti dello yoga tibetano. Esposi poi nel Museo del Sannio il frammento di un altro bassorilievo longobardo nella cui trama tornano i fiori di loto a cinque punte, una conferma.

ELIO GALASSO

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