03/02/2016

Così ho scoperto l'importanza di quella cripta

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Abbiamo contattato Antonio De Capua e gli abbiamo rivolto alcune domande. Il giovane studioso ci dice che, dal momento che le fonti su San Marco dei Sabariani e su Santa Teresa le trattano insieme, egli ha scritto anche la voce su Santa Teresa, anch’essa consultabile su Wikipedia.

Come è stato possibile svolgere questo lavoro di ricerca per un dottorando così fuori sede?

è molto più facile di quello che può sembrare. Sono stato all'Archivio di Stato e poi in Biblioteca per qualche ora durante le vacanze di Natale, e poi con calma, qualche pagina per sera, ho letto e poi rielaborato. Anzi, diciamo che inviterei altri a fare lo stesso. Mi capita davvero troppo spesso di vedere siti, anche di promozione turistica, che non fanno altro che copiarsi fra di loro. E invece nelle biblioteche c'è un mondo intero da scoprire.

È da molto che segue le vicende archeologiche di Benevento e provincia?

Diciamo a fasi alterne. Ma non so nemmeno se descriverla come un “seguire le vicende archeologiche”.

La matematica e l’archeologia sono dunque interessi paralleli?

Beh, in questo stesso ambito ci metterei molte delle cose che mi piace fare come hobby: viaggi e gite, foto, bici (ma il mio interlocutore mi fa subito presente che l’intervista non deve vertere su di lui, bensì sull’importanza della chiesa).

La Soprintendenza le ha fornito un qualche riscontro di qualche tipo?

Purtroppo no. Ho provato a contattare la Soprintendenza ed alcune persone ad essa collegate, ma senza successo.

Altri riscontri? Di qualunque tipo?

Beh, sì, sicuramente. La cosa è arrivata alle orecchie di Nino De Vincentiis del “Mattino” perché nel frattempo era passata per Patrizia Bonelli del FAI, Stefano Forgione di Verehia, Felice Presta di Sannio Report. Erano tutti contenti di vedere che era stata scritta una voce Wikipedia per la cripta di San Marco dei Sabariani, e hanno dato una gran spinta alla condivisione.

La condivisione su Facebook, giusto?

Sì, il primo giorno è stato tutto su Facebook. Comunque, parlando di nuovo di com'è nato l'interesse per la chiesa: il fatto è che, a inizio dicembre, Nico De Vincentiis aveva già scritto del degrado della chiesa. Il Museo del Sannio, che aveva già dedicato qualche post Facebook a riguardo, pubblicò il suo articolo, però mi sembrò che nessuno accolse l'allarme. è nata così l'idea che potessi dare un mio contributo dando almeno un punto di riferimento, per comunicare di cosa si stesse parlando.

è molto antico il suo interesse per i beni culturali?

Di cinque-sei anni, a occhio. è difficile dirlo.

Vuole brevemente illustrare ai lettori di Realtà Sannita l’importanza della chiesa di San Marco dei Sabariani?

La chiesa non esiste più già dal 1688, perché fu rasa al suolo da un violento terremoto che, del resto, causò un gran numero di morti e danni gravissimi in tutta Benevento e nell'attuale provincia. In genere si dice che fu fondata dalla famiglia Sabariani alla fine del Duecento, ma personalmente non ho mai capito esattamente in che senso. Di sicuro la cripta è molto più vecchia: la Tomay ha datato alcuni affreschi all'VIII o IX secolo. Quindi forse i Sabariani, al loro arrivo, fecero dei lavori abbastanza in grande stile per trasformare una chiesetta già esistente nella cappella del loro palazzo, che si trovava (e si trova) giusto di fronte. Ma sto solo supponendo. Molti dati storici provengono da una descrizione, non lunga, lasciata da Giovanni De Nicastro nel 1683 all'interno della sua opera “Benevento sacro”. Fra questi lui dice anche che nella chiesa c'erano le reliquie del santo a cui intestata: vale a dire Marco confessore, vescovo di Eca (vicino all'attuale Troia in provincia di Foggia). Ma, anche ammesso che fossero vere, non ho idea di dove dovrebbero essere adesso.

Lei ha segnalato l’importanza della cripta…

La cripta si trovava sotto l'abside della chiesa di San Marco dei Sabariani, e vi si trovavano le sepolture di alcuni membri della famiglia. La cripta è stata trovata nel 2007 mentre si installavano dei cavi elettrici. è un ambiente lungo e stretto, non ha più la sua copertura a volta, ma in compenso aveva, in diversi punti, affreschi longobardi: cosa importante perché, nonostante Benevento fosse la capitale di un potente ducato, di esempi di pittura longobarda in città ce ne sono poche (giusto a Santa Sofia e nella pseudocripta del duomo, che è stata aperta al pubblico poco tempo fa).

In che condizioni era questo ambiente?

Fu ritrovata completamente riempita da rifiuti buttati lì nel Settecento per spianare il livello del terreno, e all'inizio fu completamente ripulita. Poi, che sia per mancanza di fondi, o per inefficienze nella collaborazione fra Comune e Soprintendenza, non successe quasi più nulla. Solo per costruirci un nuovo tetto ci vollero 4 anni.

L’importanza degli affreschi in essa contenuti è un altro elemento che la affascina molto.

Gli affreschi all'inizio erano stati protetti in vista di restauri con una patina di carta di riso, poi però testimonianze dicono che la carta cominciò a cadere e gli affreschi rimasero esposti al degrado naturale. Poi a inizio dicembre 2015 c'è stato il famoso sopralluogo della Soprintendenza, e di conseguenza l'allarme lanciato da Nico De Vincentiis, ancora oggi rimasto inascoltato.

A cosa attribuisce questo silenzio che finora vi è stato intorno a questo bene culturale cittadino?

La cosa che mi è sembrato di notare è una certa indifferenza generale da parte della popolazione in tutto questo tempo. Eppure ci sono stati diversi tentativi per sensibilizzare da parte di associazioni culturali (ne cito due che io sappia: L'Obelisco e Verehia), o del Museo del Sannio che ha cercato di parlare della cripta più volte. Diciamo che c'è stato, come minimo, qualche problema nell'efficacia della comunicazione.

LUCIA GANGALE

www.luciagangale.blogspot.com

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