03/02/2016

Lì c'era una cripta con preziosi affreschi longobardi...

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«Benevento potrebbe andare superba, se ci fosse quel genio per le antichità che l’Amor Patrio stesso richiede e che si incontra fin nei più piccoli paesi dell’Italia. In generale debbo dire, che non ho veduto in città alcuna trascuraggine e vandalismo somigliante a quello de’ Beneventani»

Così la pensava l’archeologo tedesco Theodor Mommsen, che di recupero di beni memoriali se ne intendeva. Questa frase è riportata su di un foglio posto nel vicolo che conduce a piazza Sabariani, dove si trovava la chiesa di San Marco dei Sabariani, oggi non più esistente, in quanto distrutta dal terremoto del 1688, e dove sorge la chiesa di Santa Teresa (aperta al pubblico nel marzo 2015 in occasione delle giornate FAI).

Della prima rimane la cripta, che si trova proprio sotto il manto stradale di piazza Sabariani e che è stata scoperta in modo fortuito nel 2007, la quale contiene alcuni affreschi di epoca longobarda, risalenti all’VIII-IX secolo. Oggi la cripta è in stato di abbandono e a grave rischio di deterioramento. Di fronte a tale cripta, proprio al centro della piazza, come già detto si erge la chiesa di Santa Teresa. Quest’ultima fu fatta costruire dall’arcivescovo Orsini il quale, non avendo ottenuto dai Sabariani la ricostruzione della vecchia chiesa, nel 1711 invitò i Carmelitani Scalzi a fondare sul posto un convento con chiesa identificata in “Santa Teresa”. Quando i Carmelitani andarono via, la chiesa in questione fu riaffidata ai Sabariani fino al 1825, per poi passare alla confraternita laica del Sacro Monte dei Morti. Nel 2002 la chiesa di Santa Teresa viene sconsacrata ed oggi essa è di proprietà dell’Università del Sannio.

A piazza Sabariani si arriva passando davanti all’Archivio di Stato, in via De Vita (di fronte la chiesa di Sant’Anna posta sul corso Garibaldi). La dimenticanza vi è stata, a dire il vero, almeno fino a poche settimane fa. Fino a quando un giovane studioso, Antonio De Capua, originario della Valle Caudina, laureatosi a Pisa ed oggi dottorando di ricerca in matematica niente poco di meno che a Oxford, durante lo scorso Natale, ha effettuato una ricerca personale su tale monumento, compilando poi una particolareggiata voce su Wikipedia.

Da lì nasce una serie di “condivisioni compulsive della voce Wikipedia su Facebook” (come dice lo stesso De Capua), finché il caso approda sulla prima pagina del quotidiano “Il Mattino”. L’articolo è firmato da Nico De Vincentiis. È il 22 gennaio 2016.

Nel 2007 vi è stato un sopralluogo di tre giorni da parte della Soprintendenza. Sulla parete che costeggia via De Vita sono affisse delle pagine informative, relative a quel sopralluogo, scritte da Giuliana Tocco, Enrico Guglielmo e Valeria Taddeo, nonché due piantine interne ed esterne della chiesa, con un’ipotesi di localizzazione della chiesa distrutta ed una ipotesi di ricostruzione della stessa a cura dell’architetto Sandra Dello Iacovo.

Ad onor del vero, solo in qualche occasione piazza Sabariani (dove si trova anche lo splendido palazzo Sabariani ed un arco a volta che immetteva nel retrostante quartiere ebraico) è stata valorizzata e fatta conoscere ai beneventani, con tutto lo charme che la caratterizza. Ad esempio, a parte le giornate FAI, che hanno aperto alla cittadinanza il bellissimo interno della chiesa dell’altra chiesa, quella di Santa Teresa, immortalato negli scatti del fotoreporter Felice Presta, la piazza la si è potuta ammirare anche nel corso della manifestazione “Quattro notti e più di luna piena”, che fu ideata da Sandra Lonardo Mastella, proprio allo scopo di valorizzare gli angoli cittadini traboccanti di storia e portare l’arte e la musica in tutte le contrade beneventane.

Parlando della cripta dell’antica chiesa di San Marco dei Sabariani, la pagina facebook del Museo del Sannio scrive: «Dopo incoraggianti visite guidate gratuite, proposte nel periodo 12-15 maggio 2007, il sito è stato sigillato e rimane tristemente chiuso al pubblico, così come la Chiesa di S. Teresa, su cui non si è concretizzato il sollecitato interessamento della locale università».

Intanto è partita una petizione online per il recupero dei dipinti longobardi della cripta. La petizione è stata pubblicata sulla piattaforma Change.org dal gruppo Facebook “Sei di Benevento se...”, fondato da Alfredo Vittoria, in seguito all'iniziativa di Antonio De Capua e della Delegazione FAI di Benevento.

Per firmare la petizione: https://www.change.org/p/al-sindaco-del-comune-di-benevento-soprintendenza-belle-arti-e-paesaggio-per-le-province-di-caserta-e-benevento-soprintendenza-archeologia-della-campania-salviamo-gli-affreschi-longobardi-della-cripta-di-san-marco-dei-sabariani

Mentre andiamo in stampa abbiamo appreso che Jean Pierre el Kozeh, general manager dell’agenzia MediArt, ha deciso di “rendersi responsabile” mettendo a disposizione un importo pari a 2.500 euro (dei 20mila necessari) per salvare questo pezzo di storia sannita.

Ho appena lanciato la cosa su Facebook nel gruppo di Sei di Benevento se… e ho creato una pagina Salviamo i Sabariani - dichiara Jean Pierre el Kozeh -. A breve attiveremo una piattaforma di crowdfunding e spero entro una settimana/dieci giorni di raccogliere almeno metà dell’importo necessario”.

LUCIA GANGALE

www.luciagangale.blogspot.com

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