23/03/2016

Da Dante a Manfredi

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Quasi un secolo fa, era il 1921, Benevento celebrava solennemente i 600 anni dalla morte di Dante Alighieri. Una gran folla attorniava le autorità. Benevento era grata a Dante di averla messa nella sua Commedia ormai diventata Divina. Fu costituito un Comitato, presieduto dal sindaco Gabriele Collarile e composto dal Regio Provveditore agli Studi Carlo Simoni, “dai capi degli Istituti Medi della Città e le persone intellettuali”.

Le conferenze tenute da Antonio Jamalio (professore della Scuola Normale), Giuseppe Fusai (direttore della Scuola Normale), Domenico Cangiano (avvocato), Gaetano Sborselli (professore dell'Istituto Tecnico “Luigi Palmieri”), Luigi Basile (deputato al parlamento), Pietro Paolo Parrella (professore del Ginnasio Superiore “Giannone”) furono pubblicate a cura di Vincenzo Bozzi e stampate dalla Cooperativa Tipografi Chiostro di Santa Sofia.

Altre conferenze furono tenute da dal cav. uff. Francesco Cantarella (preside del Liceo Giannone), e dal prof. Tommaso De Simone (direttore della Scuola Tecnica).

Il discorso introduttivo del ciclo celebrativo fu tenuto dal Regio Provveditore agli Studi dottor Carlo Simoni il 29 maggio 1921 nel “salone comunale”. Documento di notevole interesse, anche per le notizie riguardanti il rinvenimento delle spoglie mortali del 1865, pubblicato nell'Annuario della Regia Amministrazione Scolastica della Provincia di Benevento a cura della Ditta Tipografica Abete nello stesso anno 1921.

Simoni fu il settimo provveditore (“dall'epoca della prima applicazione della legge 4 giugno 1911, n. 487”), dopo Umberto Renda, Giorgio Rossi, Francesco Merolli, Gaetano Gasperoni, Giuseppe Aliani, Paolo Agresta. Propose al “Comitato”, che fu felice di condividerla, l'idea di “eternare nel marmo l'episodio di Manfredi”.

L'evento fu consacrato in un monumento collocata poco di lato alla chiesa di Sant'Onofrio, all'attacco del nuovo ponte che Luigi Vanvitelli aveva realizzato per attraversare il fiume Calore.

Il maestoso (e allo stesso tempo sobrio) manufatto in pietra racchiudeva una lastra di bronzo (bozzetto di Nicola Silvestri, professore di disegno nell'Istituto Tecnico), nella quale si immaginava l'incontro di Dante in Purgatorio con lo sfortunato Manfredi di Svevia, morto in battaglia, proprio a Benevento, il 26 febbraio 1266.

Il giovane “biondo...e bello e di gentile aspetto” si rammaricava che le sue ossa non fossero rimaste “in co' del ponte presso a Benevento”. Quel monumento, recante la scritta Benevento a Dante non durò a lungo. La sua scomparsa, peraltro, non è addebitabile alla piena del 1938, ma alle demolizioni ad opera dell'uomo che coinvolsero la stessa chiesetta.

Il rione Ferrovia, da quando cominciava a diventare zona residenziale, oltre che industriale e commerciale, aveva bisogno di un assetto urbanistico più consono. Nacque il magnifico Viale Principe di Napoli e fu sistemata la nuova piazza Bissolati. Sant'Onofrio e il monumento a Dante ne fecero le spese.

Nello sconquasso della seconda guerra mondiale, il ponte vanvitelliano fu minato dai tedeschi e fu bombardato dagli americani. Ma resistette. Nel 1947 qualcuno si ricordò dell'antico monumento, di cui erano praticamente perse le tracce. Un romano, tal Bardone, architetto del Genio Civile di Benevento, immaginò qualcosa di diverso. Più che a Dante, il monumento andava pensato come un ricordo di Manfredi, sicché la lastra di bronzo (opera di Bruno Mistrangelo, fusa in due pezzi da Vincenzo Mazzone nella fonderia dell'Istituto Industriale “Bosco Lucarelli”) fu inserita in una composizione di pezzi di colonne e capitelli provenienti da edifici dell'età imperiale romana sovrastati da ventisei aste di ferro addossate in modo da formare tredici lance, otto delle quali sostengono una lastra di pietra rettangolare che fa da supporto al bassorilievo.

Il professore Ottorino Ricci, prezioso e attivo “vice” dell'allora presidente dell'Associazione Amici del Museo e dei Monumenti del Sannio, avvocato Giovanni Napolitano, ne ricorda l'importanza nella “pratica” che, nel 1995, l'Associazione dovette “istruire” per il restauro del monumento. Così Ricci ricorda che la colonna “in breccia calcarea su cui sono incise due terzine del Purgatorio di Dante a memoria della grave mora e una epigrafe del prof. Alfredo Zazo...è quanto resta del precedente monumento...travolto dalla violenza del fiume Calore con l'alluvione del 2 ottobre 1949”.

Ottenuti i vari permessi, il restauro fu completato a spese dell'Associazione Amici del Museo. Tutto era pronto per una nuova inaugurazione, quando una mattina ci si accorse che era dalla composizione era stato rubato un pezzo di capitello. Pronto l'allarme e pronto il ladro a disfarsene. Il pezzo fu rinvenuto il 25 febbraio 1996 e recapitato all'ufficio della Sovrintendenza alle Antichità presso il Teatro Romano. Sollecito il trasferimento del “bene” al professor Ricci che potette farlo reinserire nel complesso monumentale.

Il “passaggio” da Dante a Manfredi fu, poi, sottolineato dall'inserimento nella toponomastica cittadina del Lungo Calore Manfredi. Ma soprattutto resta nella frase, dettata da Alfredo Zazo ed incisa nella colonna, che riporta il significato storico della Battaglia di Benevento: Qui cadde / per non più risorgere / se non nel sogno di Dante / il fastigio del Sacro Romano Impero / Sui ruderi fuga di tempi / Balenio di memorie / sull'onda che passa e ammonisce

Si ritiene che il monumento debba essere meglio apprezzato dai beneventani, e perciò il Comitato delle celebrazioni dei 750 anni della battaglia di Benevento si sta adoperando per una sua “pulizia” e per una adeguata illuminazione notturna. Anche per l'illuminazione soccorre il professor Ricci, il quale ricorda che, all'epoca del restauro del 1996, i proprietari del palazzo che fronteggia il monumento erano disponibili a far appoggiare al fabbricato il faretto immaginato.

Nel 2016 si pensa ad una illuminotecnica artistica.

MARIO PEDICINI

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