07/12/2016

Un benefattore di altri tempi

http://www.realtasannita.it/bt_files/newspaperFiles/partenzaemigranti.jpg

Tra le pagine del Chronicon Parrocchiale, inerente il Natale per la storiografia locale giova ricordare la solidarietà manifestata da un emigrante per i suoi conterranei in un contesto economico, dominato dalla crisi strutturale e congiunturale.

Il parroco don Gioacchino Pedicini (1883-1980), ha lasciato ai posteri la memoria del passato con annotazioni precise e dettagliate. Egli è nominato vescovo di Ariano Irpino il 12 agosto 1939 e poi il 22 novembre 1949 diventa pastore della diocesi Avellino. 

Don Giaocchino abate di San Ciriaco Martire riporta che nel mese di aprile del1931, introita 100 lire da Giovanni Columbro di Raffaele, emigrato nella Grande Mela, in Brooklyn, la più popolosa delle cinque suddivisioni amministrative degli USA, per rendere il Natale più lieto alle famiglie indigenti.

Giovanni, il conterraneo foglianesaro, divenuto prima notaio e successivamente assicuratore, in terra straniera ha fatto fortuna, ma non dimentica coloro che vivono in condizioni assai difficili, in particolare, nel suo paese d’origine.

Il sacerdote Pedicini accoglie la somma ricevuta, per impinguare il fondo cassa,  inoltre, nel bollettino parrocchiale lancia un appello a scopo benefico, perché il Figlio di Dio, nato nella grotta di Betlemme, apra i cuori dei suoi fedeli, affinchè riscoprano il senso autentico della festività natalizia, improntata alla carità fraterna.

Il Santo Padre Pio XI, il 2 ottobre 1931, nella ricorrenza degli angeli custodi, nel decimo anno del suo pontificato promulga la lettera enciclica dal titolo “Nova Impendet”, (Un nuovo flagello minaccia), riguardante la crisi economica mondiale del 1929, conosciuto come la “Grande Depressione”.

Nel testo il Papa denuncia pure il pericolo che si annida nel militarismo e la corsa sfrenata agli armamenti. Il cardinale Ambrogio, Damiano, Achille Ratti, é elevato al soglio pontificio il 6 febbraio 1922.

Viene incoronato Vicario di Cristo il 10 febbraio 1922, conclude il suo ministero petrino il 10 febbraio 1939. Nella parte iniziale dell’enciclica Pio XI, scrive: “Un nuovo flagello minaccia e in gran parte già colpisce il gregge a Noi affidato, e più duramente la porzione più tenera e più affettuosamente amata, cioè l’infanzia, gli umili, i lavoratori meno abbienti e i proletari. Parliamo della grave angustia e della crisi finanziaria che incombe sui popoli e porta in tutti i paesi ad un continuo e pauroso incremento della disoccupazione”.

Il Beatissimo Padre ancora prosegue: “Vediamo infatti costretti alla inerzia e poi ridotti all’indigenza estrema, con le loro famiglie, tanta moltitudine di onesti e volenterosi operai, di null’altro più desiderosi di guadagnare onoratamente col sudore della fronte, giusta il mandato divino, il pane quotidiano che invocano ogni giorno  dal Signore”.

In questo quadro a tinte fosche la generosità di Giovanni Columbro brilla radiosamente, il parroco Gioacchino Pedicini preoccupato per l’approssimarsi dell’inverno, una stagione non favorevole per i lavoratori, costretti alla disoccupazione, sollecita il suo popolo di Dio a comprendere le necessità altrui.

Il sacerdote affida anche un incarico specifico per affrontare con sollecitudine gli effetti della crisi che si ripercuotono inevitabilmente nelle aree interne dell’Italia. Sceglie per il delicato compito: “La presidente dell’Associazione femminile a raccogliere indumenti e generi alimentari da distribuire ai poveri della parrocchia in occasione del Natale”.

Nel testo è scritto: “Infatti furono raccolti un centinaio di capi di biancheria e vestiario, quasi tutti in ottimo stato, una trentina di litri d’olio, un tomolo di farina e un po’ di danaro che unito alle 215 lire che erano in cassa fecero in tutto 280 lire. Con questa roba sono state beneficate 56 famiglie, naturalmente in diversa misura secondo il maggiore o minor bisogno”.

Il sacerdote termina: “I soccorsi in danaro sono stati per circa 200 lire, restando il resto in al parroco per provvedere ai bisogni che potessero sorgere in seguito”.

NICOLA MASTROCINQUE

nmastro5@gmail.com

Torna alla home page

Visualizza altri articoli "Sannio & Irpinia"