18/01/2017

Jacopo Cerulo il pupillo di Mogol

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Jacopo Cerulo nasce a Benevento il 5 novembre 1991. E’ figlio d’arte, il papà Ezio si è diplomato al Conservatorio “Nicola Sala”, nella città capoluogo brillantemente al corso di studi di chitarra, la cui fama travalica i confini della Valle Vitulanese. Il piccolo Jacapo, all’età di cinque anni, è attratto da un pianoforte degli anni ’20, nella sua abitazione in Vitulano. Si iscrive al Conservatorio di Benevento “Nicola Sala”, consegue nel 2015, il diploma di pianoforte principale. Ama la musica e i suoi diversi generi. Nel 2016, supera il provino, per accedere al C.E.T. (Centro Europeo Tuscolano), per un corso di interpreti, alla Scuola di Mogol, in Avigliano Umbro (TR), ottenendo un ambito riconoscimento. Scrive la partitura della canzone “Cenere” insieme all’autrice Valentina Francullo, conseguendo una borsa di studio nuovamente al C.E.T., con il medesimo brano è vincitore della prima edizione del premio “LA CANZONE SPARITA”,  indetto dal S. N. A. C. (Sindacato Nazionale Autori e Compositori). Jacopo ha rilasciato un’intervista per i lettori di Realtà Sannita.     

Jacopo a quanti anni hai scoperto l’attrazione per i tasti bianchi e neri del pianoforte?

Ho avuto i primi approcci alla tastiera intorno ai 5 anni. Avevo la fortuna di avere in casa un vecchio pianoforte degli anni ‘20 comprato da mio padre, così ogni tanto andavo lì e cercavo di riprodurre “ad orecchio” le melodie delle canzoni che mi capitava di ascoltare. Vedevo la musica, ed in particolare, l’armonia, come qualcosa di affascinante che dovevo imparare a decifrare.

La tua formazione artistica si è svolta su due binari paralleli: il canto e il pianoforte. Cosa ti spinge a sperimentare generi e linguaggi diversi nella musica?

In realtà con il canto è iniziata negli stessi anni, se non addirittura prima. Aiutato dai consigli di mio padre (anch’egli musicista), ho imparato i primi accordi sul pianoforte in modo da potermi accompagnare mentre cantavo. Così, all’età di 12 anni, mi sono iscritto al conservatorio “Nicola Sala” di Benevento nella classe di pianoforte principale. Nonostante la formazione “classica”, ho sempre cercato di vivere la musica nella sua globalità, affiancando agli studi classici la musica pop, la black music o la canzone classica napoletana, perché sono sempre stato contrario ai cosiddetti “paletti” che separano i vari generi musicali. Qualcuno prima di me ha detto che esistono solo due generi di musica: quella bella e quella brutta.

Al conservatorio “Nicola Sala” di Benevento, quali docenti hanno fatto emergere le tue qualità nel percorso di studi che ti ha portato, nel 2015, a conseguire il diploma in pianoforte principale?

Ho avuto la fortuna di avere alcuni maestri che hanno segnato il mio cammino grazie ai loro insegnamenti. Tra questi, mi sento di citare sicuramente la mia docente di pianoforte, il M° Angela Guida, che mi ha visto crescere letteralmente e mi ha trasmesso i suoi preziosi consigli ed il M° Gabriele Bonolis (direttore d’orchestra e collaboratore di Ennio Morricone) che mi ha seguito nella preparazione del “Trio Op.100” di F. Schubert per la tesi di laurea in musica da camera.

Avresti mai immaginato che il 2016 sarebbe stato per te un anno da ricordare per l’esperienza vissuta al “Centro Europeo di Toscolano - Scuola di Mogol” e, in particolare, per aver avuto la possibilità di interpretare ed incidere un brano inedito scritto proprio dal famoso autore?

Assolutamente no. Appena ho conseguito il diploma in pianoforte ho avuto un momento di smarrimento in cui mi dicevo: “E adesso che si fa?”. Dopo anni di studio e di esperienze musicali per lo più locali, mi sono reso conto che la mia passione per il canto andava assecondata e che dovevo provare a mettermi seriamente in gioco. Così è arrivata l’illuminazione: un conoscente mi ha parlato di questa scuola, mi sono iscritto per frequentare il “corso interpreti” e, con mia grande gioia, sono stato preso. È stata un’esperienza fantastica dove ho avuto la possibilità di conoscere interpreti, compositori e autori eccezionali, provenienti da tutta Italia; stringere amicizie e collaborazioni artistiche. La prima volta che Mogol mi ha sentito, ha detto: “Questo ragazzo ha una timbrica straordinaria. Adesso, però, dobbiamo lavorare sulla comunicazione”. Parole che mi hanno fatto riflettere e che hanno messo in discussione molte certezze che avevo fino a quel momento. Alla fine di questo percorso, Mogol ha deciso di assegnarmi un brano inedito scritto da lui, con musica di Dino Bruni, per cantarlo al saggio finale accompagnandomi al pianoforte e la soddisfazione più grande che potessi avere è arrivata quando Mogol e gli altri docenti del C.E.T. si sono complimentati con me proprio per l’interpretazione e il modo in cui avevo reso mia quella canzone. Insomma, è stato il giusto coronamento di un’esperienza unica.

Da che cosa sei stato ispirato quando hai scritto il brano “Cenere” - insieme all’autrice Valentina Francullo - con cui hai partecipato al festival “Il mio canto libero” a Belluno?

“Cenere” è stata la prima canzone che ho scritto dopo l’esperienza al “C.E.T”. Già mi mancava quell’ambiente; avevo una gran voglia di riprendere a scrivere, di mettermi in gioco e di intraprendere qualche collaborazione. Così una mattina mi sono alzato, mi sono messo al pianoforte ed è venuta fuori questa melodia in “finto inglese”, che ho deciso poi di affidare a Valentina Francullo (autrice romana ed allieva, come me, del “C.E.T.”), per vestirla del testo. Il risultato di questo “esperimento” ha sorpreso entrambi, tanto che ho deciso di presentarla al festival “Il mio canto libero” di Belluno (concorso organizzato da Jessica da Re), dove la giuria mi ha conferito una borsa di studio per poter frequentare nuovamente il “C.E.T.” come assistente al corso di composizione con il M° Giuseppe Barbera. Insomma, non potevo desiderare di meglio.

In  un altro premio, precisamente “La Canzone Sparita 2016”, “Cenere” ha conquistato il primo premio assoluto. Con questa vittoria, quali prospettive si sono materializzate?

Sì, verso ottobre abbiamo deciso di partecipare a questo concorso indetto dal “Sindacato Nazionale Autori e Compositori” in collaborazione con la “Federazione Autori” e la “SIAE”, ma non avevamo grosse aspettative. Invece, dopo circa un mese è arrivata la telefonata di Francesco Fiumara - il direttore artistico del concorso - che mi ha comunicato di avere vinto il primo premio. Grazie a questa vittoria ho potuto farmi arrangiare ed incidere in studio a costo zero il mio primo inedito, ossia “Cenere”, in cui hanno suonato, come turnisti, musicisti del calibro di Mario Guarini (bassista di C. Baglioni) e Cristiano Micalizzi (batterista di E. Ramazzotti). Inoltre, se tutto va bene, a febbraio gireremo anche il videoclip promozionale a Roma.

Al “C.E.T.” stai frequentando un altro corso di perfezionamento. Cosa ti ha maggiormente impressionato del grande autore della canzone  italiana?

Sì, al momento sto frequentando il “corso compositori” sotto la guida del M° Giuseppe Barbera (pianista e arrangiatore di Arisa, musical producer a X Factor). Di Mogol mi hanno colpito sicuramente la sua schiettezza, i suoi consigli illuminanti e ovviamente la sua genialità come autore. Gli ho visto finire un testo davanti ai miei occhi e lo ha fatto in mezz’ora mentre era sul divano. Un testo che poi ho avuto l’onore di cantare la sera stessa. La sua scuola è un po’ un’ “isola felice” in questo mondo - bello ma non facile - che è il mondo della musica.

NICOLA MASTROCINQUE

nmastro5@gmail.com

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