29/03/2017

La famiglia De Cillis ed il legame con Pago Veiano

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La visita a Palazzo De Cillis ha dato modo a chi scrive di conoscere il proprietario del Castello di Terraloggia e di un’ala di Palazzo Polvere a Pago Veiano, il dott. Pasquale Langella, di Napoli

Entrambe sono strutture in decadimento e grande rammarico è stato espresso da Langella, che lamenta la mancanza di interesse per il recupero di dette strutture da parte dell’attuale amministrazione comunale di Pago, nonostante il suo desiderio di donare la propria quota di Palazzo Polvere per farne una fondazione. “Si potrebbe fare una commistione pubblico-privato e realizzare un poliambulatorio per prestazioni specialistiche. Per me non voglio niente: solo una stanzetta per quando avrò novant’anni”.

Forse Langella non sa che questa bella idea fu espressa anni fa dal dottore Raffaele Crafa (illustre chirurgo pagoveianese scomparso nell’aprile dello scorso anno).

Anche per il castello di Terraloggia (la “Torre”), Langella ha le idee ben chiare: “Avevo manifestato al sindaco l’idea di creare un centro di formazione alla ristorazione, una scuola alberghiera o qualcosa di simile, con esposizioni periodiche di quanto realizzato. Del resto queste sono le cose che tirano oggi. Oltretutto si potrebbero creare dei posti di lavoro. Queste cose si fanno per la collettività, non per me. Sarebbe così bello riuscire ad intercettare dei fondi europei o ministeriali”. Langella ci dice che una parte del terreno circostante la Torre di Terraloggia è stato alienato ad un acquirente cittadino di Pago, mentre egli è nel possesso del restante terreno e dell’edificio. Una struttura dalla storia importante, di cui parlò nelle sue cronache medievali lo storico Falcone Beneventano.

Giova ricordare che le varie amministrazioni locali succedutesi nel tempo, hanno basato le proprie campagne elettorali sul recupero di entrambe le strutture, prospettando le soluzioni più disparate: recupero del palazzo Polvere adibito ad Antiquarium, recupero del giardino retrostante, utilizzo della Torre di Terraloggia come centro geriatrico e quant’altro annunciato in pompa magna dai balconi di piazza Municipio durante le dispute elettorali. Un elenco di buone intenzioni puntualmente disatteso a elezioni finite. Fino ad arrivare, in tempi recenti, ad un degradato e degradante: “Il marchese Nicola Polvere? Quei tempi sono finiti”.

Come a volere sotterrare la propria storia paesana, annunciando la nascita del superuomo di  nietzschiana memoria. Con quale nuova tavola di valori, non si sa.

Come a manifestare apertamente la propria voglia di rivalsa sociale, forse perché discendenti di quel ceto subalterno che nella storia dei popoli non ha mai “fatto la storia”, relegato, per condizione e per nascita, a servire e tacere.

Con il risultato, oggi, di assistere alla disaffezione dei pagoveianesi al loro paese, alla desertificazione permanente, in fuga da nuovi “signorotti” che scimmiottano i modi dei signori feudali, senza averne lo stile e la cultura. Ricordando, come affermava Marx, che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.

LUCIA GANGALE

Nella foto di apertura il Castello di Terraloggia, mentre le foto in basso mostrano il decadimento di Palazzo Polvere

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