17/05/2017

Sono andato a Ponte Leproso e Cellarulo, ecco cosa ho trovato

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Ho trascorso la Pasqua a Milano, in controtendenza con tutti coloro che da nord scendevano a sud per tale festività.

Sì! Abbiamo raggiunto mia zia paterna che da vent’anni vive lì. Ero andato altre volte nella metropoli lombarda in diversi periodi dell’anno, ma in questa occasione, complice la precoce primavera, mi è sembrata diversa, molto più vivibile.

Sarà per via della mia cuginetta, la piccola Giulia Maria che ho scoperto la Milano dei parchi, del verde in centro città, dei prati a ridosso del Castello Sforzesco.

E mi è venuto naturale fare dei paralleli. Ho pensato alla splendida Rocca dei Rettori, monumento di dimensioni senz’altro più ridotte ma elemento unico, alla Chiesa di Santa Sofia, al Chiostro monumentale, all’Hortus Conclusus  luogo unico al mondo e poi all’Arco di Traiano, al Teatro Romano, alle Mura Longobarde, al Ponte Leproso.

Infine: ai nostri due Fiumi.

Si, ai fiumi ho pensato passeggiando sulla Darsena, nella zona dei Navigli.

Quanta vita ha ricreato l’averla ripulita e rivalutata in occasione dell’Expo!

Voi mi direte: “Certo, con tutti i soldi che ha portato Expo è normale che quel sito di Milano sia rinato”.

E ho riflettuto che noi viviamo poco e male la nostra città, siamo abituati a queste antiche vestigia e non ci curiamo che siano abbandonate.

Ora che le giornate si sono allungate si possono scegliere itinerari diversi per camminare o correre, senza bisogno di andare in periferia.

L’altro giorno sono voluto ritornare nella zona del Ponte Leproso (mangiato dall’erba) eppure più antico dell’unico ponte romano esistente nella capitale: il Ponte Fabricio.

Poi giungendo nella zona del Parco Cellarulo, luogo apprezzatissimo dopo l’inaugurazione dove si andava con piacere a piedi o in bici, mi sono imbattuto in un’estrema desolazione. Immaginavo che ci fossero stati danni causati dall’alluvione ma francamente è stata una sgradevole sorpresa.

I ruderi sono tornati ad essere ricoperti, le ringhiere letteralmente sradicate, alcuni alberi di alto fusto caduti, il fango ha inghiottito le panchine.

Nonostante tutto ho incontrato delle persone che vi si erano recate come me. Perché è un posto assai tranquillo, verde con dei boschetti che potrebbero far felici i bambini che non hanno grandi alternative oltre la Villa Comunale che, per fortuna, resiste.

E qui non voglio indirizzare accuse di carattere politico. Voglio dire che se abbiamo tanto degrado è perché manca il senso civico.

Ed è inutile che ci difendiamo sempre dietro il paravento della carenza di risorse.

Anche i privati possono fare qualcosa, se vogliono.

Tanti giovani stranieri giungono nelle nostre terre e chiedono asilo politico. Beh potrebbero darci una mano tutti a tenere pulita questa città, tante braccia potrebbero lavorare subito e bene con qualche pala e rastrello.

Ho proseguito il mio giro e poco più avanti mi sono fermato a ridosso di un sito di recenti ritrovamenti archeologici, un pezzo di terra privato dove il proprietario, armato di carriola e vanga, stava continuando a sbancare quelle mura ritrovate denominate “La Peschiera!”.

Allora mi sono detto che forse c’è ancora speranza e che dobbiamo combattere contro l’immobilismo.

Spero un giorno di poter investire il mio tempo e incidere sul futuro di questa terra.

Volere è potere!

Risvegliamoci da questo torpore e soprattutto non diamo sempre e solo la colpa agli altri di quanto accade!

Se Pistoia è divenuta capitale d’Italia della cultura 2017, quando toccherà a Benevento?

GIUSEPPE NICCOLO’ IMPERLINO 

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