17/05/2017

Google al servizio dei giornalisti

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In occasione del più recente corso di formazione organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, la sala del centenario della basilica della Madonna delle Grazie ha ospitato in veste di relatrici le colleghe Monica Nardone dell’ANSA ed Elisabetta Tola, media training specialist presso il Google NewsLab.

Quest’ultima in particolare ha tenuto una vera e propria lezione per i numerosi giornalisti presenti in sala, provenienti, oltre che dal capoluogo e dai comuni della provincia sannita, anche dalle altre province della Campania e persino dalle regioni limitrofe. Come tutti infatti, anche noi giornalisti facciamo uso pressoché quotidiano di Google, il motore di ricerca più usato al mondo. Ma una ricerca su internet, per quanto sia oggi uno strumento indispensabile nel nostro mestiere, non vuol dire automaticamente che ciò che ne verrà fuori sia degno di fiducia.

Nel corso del suo intervento, la dottoressa Tola ha illustrato al pubblico molte funzioni del motore di ricerca che la maggior parte dell’uditorio ignorava, dal semplice comando della ricerca avanzata a metodi più elaborati per restringere il campo della nostra ricerca per data o per sito.

Ha poi spiegato in maniera esaustiva ed allo stesso tempo comprensibile in che modo da una semplice foto trovata in rete possiamo risalire, in molti casi, al luogo ed alla data in cui tale foto è stata scattata, in maniera tale da riconoscere, quando un’immagine viene pubblicata in relazione ad una notizia d’attualità, se davvero è correlata al fatto in questione, se è autentica oppure no. Il tutto illustrato con esempi legati all’attualità, come quando una scena del celebre telefilm Lost, opportunamente ritoccata, venne spacciata quale istantanea di un vero incidente aereo.

La collega ci ha ricordato che oltre al semplice motore di ricerca, Google dispone di ulteriori applicazioni, come la casella di posta elettronica Gmail, Google Maps e Google Earth, che ci consentono di raggiungere un qualunque punto del globo attraverso l’indirizzo o le coordinate geografiche, o Google Scholar, il motore di ricerca per appurare le credenziali degli studiosi e ricercatori attraverso la quantità di pubblicazioni al loro attivo.

Molto interessante è stata la parte in cui la dottoressa Tola ha spiegato come i peggiori nemici della nostra privacy siamo noi stessi, quando utilizziamo password troppo facili o una sola password per una miriade di account, oppure quando non la cambiamo con frequenza o ignoriamo le più basilari funzioni di cui dispongono i nostri pc, gli smartphone o i programmi di posta elettronica per tutelare la riservatezza dei nostri dati. Con l’ausilio di alcune spiegazioni pratiche, ha mostrato come con pochi semplici passi possiamo migliorare la sicurezza dei dispositivi d’uso quotidiano e come esistano software che ci consentano di gestire tutte le nostre password, spesso troppo numerose per essere ricordate a memoria, grazie alla creazione di un’unica “master password”, come a dire la chiave dell’armadietto delle chiavi.

Non ultimo, facendo i dovuti scongiuri, ha spiegato che oggi è possibile nominare una persona di fiducia alla quale saranno recapitate, in caso di prolungata inattività per morte o altre cause, le password delle nostre email e degli account social, affinché possa salvare tutto ciò che è custodito nel web, oppure solamente cancellare ogni cosa. Quest’ultima funzione, per quanto triste o macabra possa sembrare, è utile poiché sono sempre più numerosi i profili di persone defunte che ancora rimangono in rete, non più aggiornati ma allo stesso tempo inaccessibili in quanto i legittimi intestatari non ci sono più. Anche per loro è giusto che cali il sipario, onde evitare che internet si trasformi, nel giro di qualche decennio, in uno sconfinato cimitero.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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