08/06/2017

Le campane della discordia

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Rivendicazioni reciproche che rigenerano il sapore stantìo di antiche lotte del passato. Questa può rappresentare la migliore apertura per una vicenda quasi anacronistica, considerando i rapporti attuali tra Stato e Chiesa e, quindi, tra comunità laica, seppur ossequiosamente ligia al cattolicesimo e istituzione cattolica.

I fatti sono stati raccontati qualche giorno fa dal sindaco di San Marco dei Cavoti, Giovanni Rossi che ha dato spiegazione, sul profilo facebook dell’Amministrazione sanmarchese, della consegna indiretta, tramite la Soprintendenza di Caserta e Benevento, di due campane esposte sino ad oggi nel locale Museo degli orologi e trasferite alla Curia beneventana, parte in causa come richiedente di questi beni, per i quali si era rivolta alla magistratura.

Il tutto è avvenuto in conformità ad un provvedimento giuridico emesso dal Tribunale di Genova.

Questa assegnazione avviene nonostante l’origine della proprietà sia assolutamente ignota e senza considerare che, fino ad ora, le stesse sono state degnamente e sacralmente conservate per ben 4 lustri all’interno del Museo. L’azione ha di fatto privato la comunità di questi beni che aveva sempre custodito con attenzione, diligenza e particolare cura, considerandoli oggetti con un forte significato sacrale.

Questa restituzione si inserisce in una volontà di pretesa, da parte della Curia, che va al di là della obiezione che qualcuno potrebbe porre sul fatto che, essendo campane è lecito credere appartenessero ad una chiesa e, stante ciò, sono già in origine possesso del Vaticano ed in quanto tali vanno rimesse di diritto a quello Stato.

Ovviamente ciò non è detto, perché spesso l’appartenenza attiene a donazioni private, che ad esempio potrebbero disporre, con accordi reciproci, la restituzione al donatore in caso di sconsacrazione o, altro esempio, nel caso in cui fossero al servizio di chiese private di famiglia, presenti spesso nei possedimenti o nei palazzi nobiliari.

Ma a parte ciò vi è da considerare che ambiti così lontani non possono trovare una risoluzione diretta o scontata di appartenenza e che, disperdendosi  nel tempo, assumono una sola regola di rispetto che è quella di deferenza per un oggetto simbolicamente sacro, come quello di un’antica campana. Regola che la comunità sanmarchese ha rispettato, pur restando amareggiata per una decisione presa che si dimostra irriguardosa e, diciamolo pure, sottilmente vile. 

LUIGI RUBINO

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