04/10/2017

A difesa del Capitano!

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Per un Benevento già in enormi difficoltà per il negativo avvio di stagione, la sospensione imposta all’uomo simbolo del doppio salto di categoria dalla Lega Pro alla Serie A, il capitano Fabio Lucioni, sta pesando come un macigno sulle spalle di un organico che, soprattutto in questa fase cruciale e delicatissima, esce ancor più ridimensionato dalla perdita del suo faro difensivo.

Il fulmine a ciel “non-sereno” è venuto giù (coincidenza nefasta) proprio prima della gara di Crotone dove, come sappiamo e ci auguravamo, il Benevento avrebbe dovuto a tutti i costi provare a sbloccare la sua classifica uscendo, invece, sconfitto dallo scontro diretto contro i calabresi.

I controlli anti-doping effettuati dalla Nado Italia, l’organizzazione nazionale antidoping, il 10 settembre nel post-gara contro il Torino hanno trovato il Capitano positivo alla sostanza Clostebol Metabolita, uno steroide anabolizzante che, al di fuori di un uso prettamente terapeutico, se usato da atleti di varie discipline, rientra nel perimetro di quei medicinali inibiti quali forma di doping, per l’aumento della massa muscolare ed il miglioramento delle prestazioni sportive che ne conseguono.

Le finalità a scopo cicatrizzante del medicinale, tuttavia, mai potevano far intendere al giocatore quali rischi stesse correndo nell’assunzione di una sostanza la cui conoscenza, di certo, non rientra tra le competenze di un calciatore.

Fabio era stato convocato già per lunedì mattina a Roma, allo stadio Olimpico, negli uffici della Nado, per la deposizione difensiva. L’audizione, tuttavia, si è tenuta giovedì 5 ottobre alle ore 10.30, su richiesta del capitano stesso.

Una preparazione rigorosa e determinata del caso, quella dello “Zio” e dei due legali - personale e della società giallorossa - per provare a fare chiarezza su questa vicenda e dimostrare la totale estraneità dell’atleta dalla volontaria assunzione del farmaco proibito.

Chi vive a Benevento e tifa Benevento, infatti, conosce il Lucioni calciatore e, molto probabilmente, conosce anche il Fabio uomo, padre e sportivo di indubbio valore, sia morale che professionale.

È giusto pagare le conseguenze di un’azione indesiderata? Chi è deputato a questo tipo di lavoro, come può concedersi una leggerezza del genere, che rischia di minare l’immagine e, soprattutto, la carriera di un ragazzo centrale per uno spogliatoio e, soprattutto, pilastro di un’intera comunità?

Sono questi i dubbi che, a prescindere da quella che sarà la conclusione di questa triste storia, ci porteremo dietro per molto tempo...un tempo che, speriamo, possa comunque essere inferiore a quello che ci sta privando della possibilità di vedere il capitano in campo con la sua fascia al braccio.

ANDREA ORLANDO

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