04/10/2017

Si fanno troppe chiacchiere pochi fatti

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Durante l’incontro in redazione si intravede nel presidente della Associazione degli industriali la volontà di voler apparire diverso e determinato. I cambiamenti non sono mai facili e traspare il desiderio di esprimere una diversità rispetto al passato. Un esempio Liverini lo vuole dare subito: la vicenda della Camera di Commercio e del suo accorpamento con quella di Avellino. La fusione che porterà alla nascita di una CCIAA Irpinia-Sannio è un elemento ulteriore a discapito della città. Una dote di forte importanza finanziaria andrà a confluire nelle casse del nuovo organismo comune.

Per Benevento, segnala Liverini, è un danno per la dispersione di risorse di cui era dotata la nostra Camera di Commercio e che ora dovremo condividere con questa nuova struttura accorpata. Vi sarà, poi, un inevitabile distacco dal territorio, dato dal fatto che una parte sostanziale dell’organico verrà inevitabilmente ridotto.

I presidenti del passato non sono stati in grado di fare rottura con questo sistema - aggiunge Liverini - infatti viene subito alla mente, insieme a questa, la vicenda Banca d’Italia e la scuola Carabinieri: altre gravi sconfitte. È una cosa che come imprenditore mi preoccupa molto”.

Un altro aspetto è quello relativo al credito, argomento cui il presidente tiene moltissimo. “Mi piace discutere con le banche per cercare di capire per quale motivo sono restìe a non concedere soldi e finanze al territorio. L’ho riportato al Direttore del Banco Napoli nell’ultimo incontro ad Airola - tiene a ribadire - e mi è stato risposto che i soldi ci sono e la banca è disposta a concederli. Il problema, ho replicato a mia volta, è che questo pur essendo certamente vero rappresenta una concessione rivolta sempre alle stesse aziende capaci di chiederli. Devo anche dire che l’imprenditore tuttologo, purtroppo, è uno dei limiti a Benevento e provincia, una figura ormai fuori tempo, perché con il mercato globale non si può fare tutto da soli come una volta”.

Un dato positivo, invece, viene alla ribalta durante la conversazione e riguarda l’incremento della massa degli affidamenti nella nostra provincia. In un anno si è registrato in questo senso un balzo del 3,8% in più. Su questa scia un esempio di attivismo locale proviene dalla convenzione stipulata a marzo con la BCC San Marco dei Cavoti-Sannio Calvi con la quale, ci riferisce il presidente degli industriali, negli ultimi due mesi sono state perfezionate quattro pratiche di finanziamento con diversi plafond di credito da 50 e 100 mila euro.

Una piccola cosa, specie per i nostri industriali, ma che rappresenta comunque un segnale di vicinanza al territorio e alla volontà di vederlo crescere da parte di questa Banca Cooperativa. Tutte le banche che vengono a Benevento si professano del territorio ma, dopo il primo incontro, non le vediamo più. Manca un approccio personale - continua il responsabile provinciale della Confindustria - che è spesso dovuto, badate bene, ai tagli al personale nel settore bancario e ad una stringente ed esclusiva attenzione ai rating di bilancio, ponendo poca attenzione agli aspetti qualitativi; è necessario valutare i progetti e verificarli, facendo visite in azienda e verificandone l’attuazione. Se su 10 istituti bancari due sono quelli che visitano le aziende mentre gli altri non lo fanno noi privilegeremo questi due, penalizzando tutto il resto”.

Infine l’annuncio di un importante convegno è stato dato per fine gennaio-inizio febbraio. “Faremo venire a Benevento il governatore della Banca d’Italia, il presidente dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana - n.d.r.) ed i responsabili nazionali delle prime tre banche italiane. Questo perché vogliamo qualcosa di importante da proporre sul territorio, in una realtà che è la più piccola della Campania ma molto più di qualità rispetto ad altre aree regionali e questa è la ragione io credo, per la quale abbiamo ottenuto adesioni così importanti”.

Un discorso, quello del credito, molto delicato perché legato alle difficoltà delle aziende gravate dai danni dell’alluvione di due anni fa. “Dopo due anni abbiamo i decreti legislativi ma non abbiamo i decreti attuativi. Non è arrivato un soldo - conclude Liverini - probabilmente un’azione più sinergica con i personaggi deputati a favorire questi risultati avrebbe condotto ad ottenerli ma siamo tutti approdati ad iniziative isolate. Se avessimo lavorato più di squadra sarebbe stato differente. Gli imprenditori hanno fatto tutto con le loro forze e anche per le opere infrastrutturali è tutto fermo. Purtroppo a volte si fanno troppe chiacchere e pochi fatti”.

LUIGI RUBINO

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