06/11/2017

La nostra città ancora non riesce ad uscire dal tunnel

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Lo stabilimento della Nestlé è solamente una piccola toppa su uno strappo gigantesco. Comune e Università devono stringere un accordo per trasformare Benevento in un laboratorio culturale.

L’onorevole Nunzia De Girolamo dipinge il quadro della Benevento che vorrebbe vedere un domani: una città che riesce a coniugare le bellezze naturali del territorio con il turismo religioso e la valorizzazione dei tesori archeologici e culturali di cui è ricca. Altre città in Italia, pur non potendo vantare un patrimonio storico-archeologico vasto quanto quello sannita, riescono ad attirare turisti in numero assai più elevato rispetto al nostro capoluogo. Cosa ci manca? Oltre alla consapevolezza di ciò che abbiamo, siamo privi della capacità di sfruttarlo a nostro vantaggio e carenti nelle sinergie tra istituzioni locali. Il Comune potrebbe stringere un accordo con l’Università del Sannio per trasformare Benevento in un laboratorio culturale, una meta archeologica dove i visitatori possano scoprire ad ogni passo curiosità sul passato dei luoghi in cui camminano.

Nel descrivere questa visione di una città più attraente, più ospitale e anche più ricca, la De Girolamo ci confessa che il suo sogno, un domani, è quello di concludere la sua carriera politica ricoprendo la carica di prima cittadina di Benevento. Magari, le auguriamo, senza dover attendere di compiere settant’anni.
Ma se le idee sul futuro di Benevento dell’onorevole De Girolamo non possono che sorprenderci in positivo, è al presente che bisogna in primo luogo dare uno sguardo. E il presente della nostra città è fatto anche di un tasso di disoccupazione elevatissimo, che ha portato in molti, anche troppi, a cercare lavoro altrove, in altre regioni della penisola o all’estero.

E qui l’onorevole De Girolamo non può che ammettere che la realtà è quanto di più lontano dalla sua idea del futuro: oggi non ci sono opportunità occupazionali, per migliorare il quadro servirebbe un cambiamento drastico. I nostri imprenditori, in concerto con i politici locali, dovrebbero trovare delle soluzioni al problema della disoccupazione.

È vero che la Nestlé ha potenziato lo stabilimento in contrada Ponte Valentino, ma le 150 assunzioni promesse, spalmate nel giro di due o tre anni, non sono che una piccola toppa su uno strappo gigantesco: occorrerebbero cento stabilimenti della Nestlé per dare di che vivere a tutti i senza lavoro della nostra città.

Eppure, secondo i dati diffusi dal Governo, la disoccupazione in Italia è in calo. Ma sono dati drogati. Certo, è in calo rispetto al periodo più drammatico della crisi economica, ma siamo ancora ben al di sopra della media UE. E le misure a favore dell’occupazione varate dal governo Renzi, volte a favorire l’uscita dal tunnel, sono in realtà riuscite a creare maggiore caos nel mondo del lavoro.

L’onorevole De Girolamo ricorda che nel 2005, sotto il governo Berlusconi, furono varati incentivi per l’occupazione generale, senza discriminazioni. Le leggi successive in materia invece hanno mirato a favorire platee più ristrette, in particolar modo ponendo discriminazioni basate sull’età dei nuovi assunti. Certo, la disoccupazione giovanile è una piaga, ma non si può pensare di sanarla a discapito delle fasce d’età più elevate: chi ha superato i 35 o i 40 anni e si ritrova senza un lavoro finisce per essere penalizzato dalle misure più recenti a sostegno dell’occupazione giovanile. Ma anche per le aziende, l’introduzione di regole nuove ogni due o tre anni non consente di stilare dei piani per il futuro. È in questo modo che le nuove assunzioni sono quasi sempre a tempo determinato, perché i datori di lavoro tentano di rincorrere le leggi più favorevoli che ancora devono venire. Ma un lavoratore ha bisogno di stabilità nel posto di lavoro se vuole anch’egli elaborare progetti per il futuro.

Per costruire un futuro come quello che l’onorevole De Girolamo sogna per la nostra città bisogna dunque innanzitutto lavorare per migliorare il presente, che al momento purtroppo è tutt’altro che roseo.

CARLO DELASSO

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