16/12/2017

Un'idea di città

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L'improvvisazione con la quale si monta una ruota panoramica a quattro passi da un monumento celebrativo di un evento storico e da un castello risalente al 1321, nonchè dallo stesso albero di Natale illuminotecnologico è la logica conseguenza di una inesistente visione d'insieme delle funzioni destinate a tenere viva una città come Benevento. 

Solo la materiale mancanza di uno strumento di lavoro che faccia da guida per la dirigenza tecnica e da limite alla fantasia della dirigenza politica può legittimare (ma non giustificare) la leggerezza certificata da tanti esempi inutilmente fatti oggetto di critiche da parte di chi ha a cuore la tutela del patrimonio storico, artistico, intellettuale, civile che identifica la individualità di Benevento.

L'essere cioè una città che non somiglia a nessun altra, vuoi per la stratificazione edilizia di diverse epoche storiche, vuoi per la contaminazione di stili e forme dei manufatti, vuoi per le successive esperienze politiche e storiche (osche, greche, sannitiche, romane, longobarde, comunali), vuoi per le testimonianze ereditate del passaggio di tanta ala di storia e tramandate in scritti e opere d'arte. Basti pensare al balletto di Sussmayr Il noce di Benevento popolare in tutto l'Ottocento, o alle citazioni di Orazio e Virgilio per tacere di Tito Livio e Dante Alighieri.

Ma anche le opere realizzate in tempi più recenti meritano di essere rispettate come testimonianze di tempi culturali, sociali ed economici le cui impronte devono confluire nel patrimonio complessivo di una eredità della quale chiunque debba ritenersi custode orgoglioso.

Non abbiamo mai invocato l'immobilismo, anzi nei decenni di militanza nel giornalismo locale non è mai mancato il lacerante grido di dolore per l'incapacità di rammendare il tessuto urbano oltraggiato dai bombardamenti del 1943 e per la timidezza di amministratori e privati che è sfociata quasi del tutto in una inadempienza nei confronti della comunità umana. Né per quell'area che circonda la Cattedrale abbiamo manifestato ostilità per manufatti di qualità espressione di tendenze moderne. Benevento è città simbolo di una plurisecolare commistione di stili.

Ciò che è necessario oggi, perché attiene alla ordinaria amministrazione e alla gestione di beni pubblici esistenti (senza negare che ce ne vorrebbero altri), è una coerenza funzionale che individui gli ambiti (e i limiti) di fruibilità di beni di valore assoluto.

Scendendo precipitosamente nel pratico, l'Arco di Traiano non può essere “contaminato” dalle bancarelle del mercatino dei ferri vecchi, così come il Castello da frequenti soste di benemeriti espositori di presidi sanitari o spirituali. Ma la stessa villa comunale andrebbe preservata da attrezzature che contraddicono la sua funzione naturale. Un parco quale è la villa andrebbe attrezzata con percorsi naturalistici segnalati con l'aggiunta di targhe con i nomi e le età degli alberi. Si possono installare panche e panchine, anche gabbie con animali non esotici, ma mai pensare a giostrine, trenini e percorsi di guerra.

Certo che bisogna pensare ai bambini. Prima di tutto vanno educati, perciò in villa ci andranno per imparare che cos'è un bosco e che cos'è un giardino e chi sono quei personaggi di marmo o di bronzo lì postati. Ma a giocare o andare in bicicletta o dare quattro calci a un pallone devono andarci in ambienti appositamente attrezzati e certamente abbelliti da specie vegetali adatte e forniti di comfort  essenziali alla vita civile (fontanelle, servizi igienici eccetera).

Fuori dalla villa ci sono spazi abbandonati da “civilizzare”: a titolo non esaustivo indico la discesa di via Intorcia, Pacevecchia tra via Bellini e via Aldo Moro, Fontanelle presso svincolo ponte delle Streghe, Area circo equestre al Rione Libertà, Parco San Nicola e parco fluviale ansa Calore a Ponticelli... Qualcuno mi rinfaccerà che il Parco Fluviale di Cellarulo ha creato più problemi di quanti ne abbia risolti. Mi basterà dire che anche quella fu una improvvisazione, ma chiama in causa un'altra esigenza: quella della manutenzione.

Tutto ciò che si può (e si deve) fare dovrà prevedere anche risorse umane e  finanziare per l'accudimento e la cura.

Insomma, ad una idea chiara di città da portare a conoscenza dei cittadini (anche mediante la distribuzione nelle famiglie di una planimetria dei servizi) è necessario “allegare” un piano di interventi con le regole di compatibilità, per obbedire a quell'esigenza primaria di rispetto dei luoghi e delle esigenze dei residenti, nonché della sostenibilità nel tempo.

MARIO PEDICINI

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